The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

A L’Aia tre giorni dedicati al cinema muto grazie al festival ‘Sound of silence’



Il cinema è un’arte basata sulle immagini in movimento. Questa è la sua essenza. Fin dalle origini, però, si è progressivamente cercato di renderle il più possibile aderenti alla realtà. L’invenzione del cinema sonoro ha quasi completamente distrutto il precedente periodo muto. La componente sonora, dunque, è sempre stata vista come una parte integrante del cinema, non solo per il maggiore realismo ma anche per l’interazione creata con le immagini. I primi film muti erano spesso musicati dal vivo. La stessa esperienza può essere vissuta oggi al festival del film muto Sound of silence a L’Aia dal 13 al 15 marzo. Una serie di capolavori della settima arte saranno musicati dal vivo da diversi artisti contemporanei. Lo scopo è quello di esplorare l’interazione tra la musica contemporanea e questi capolavori della settima arte.

Il film più rappresentativo di questo festival del film muto potrebbe essere La corazzata Potëmkin (1925) del regista sovietico Ėjzenštejn. La pellicola che racconta la storia dell’ammutinamento della corazzata zarista, simbolo della successiva rivoluzione sovietica, è un capolavoro senza tempo. In Italia è diventato particolarmente famoso grazie a Paolo Villaggio nel film Il secondo tragico Fantozzi (1976).

La musica sarà eseguita dal gruppo Modelo62. Il complesso riprodurrà tre diversi livelli di suoni. Il primo sarà composto dai suoni del gruppo. Il secondo sarà dato dalla colonna sonora originale ricreata grazie a strumenti elettronici. Il terzo sarà semplicemente costituito dai suoni degli oggetti, riprodotti in maniera più fantasiosa.

Questa sesta edizione del festival presenta anche delle installazioni filmiche. Grazie al lavoro del musicista originario di Taiwan, Lichun Tseng, si cercherà di esplorare le interazioni tra immagini e suoni e le nuove frontiere della percezione. La prima installazione, Untangling Noises of Matter, esplora le trasformazioni che subisce il materiale della nostra Terra, paragonandole a quelle dell’umanità stessa. Il secondo, Jianjian, è composto da una serie di cortometraggi, dove le immagini, unite al suono, cercano di produrre una serie di riflessioni sul movimento e l’essere umano.

Cover Pic: Pixabay






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