+31mag Channels

The Netherlands, an outsider's view.

CULTURE

A L’Aia si celebra la giornata della memoria: tra cultura del ricordo e “sensi di colpa” coloniali

Il 15 agosto i Paesi Bassi festeggiano la fine della seconda guerra mondiale ma il monumento è stato eretto soltanto nel 1988 a causa del passato coloniale del Paese



di Giuseppe Menditto

Ogni 15 agosto i Paesi Bassi celebrano la National Remembrance, una commemorazione che si tiene al memoriale Indisch Monument a L’Aia e in altri luoghi simbolici del Paese per ricordare “tutti i cittadini olandesi e i soldati uccisi in battaglia, nei campi di prigionia e di lavoro a causa dell’invasione giapponese”.

Il monumento è unico nel suo genere poiché custodisce la terra di sette cimiteri di guerra indonesiani, a cui nel 2008 è stata aggiunta un’ottava urna con terra proveniente da Galala Tantui sull’isola di Ambon.

Progettato da Jaroslawa Dankowa, il memoriale è stato inaugurato il 15 agosto 1988 dalla regina Beatrice ed è composto da 17 sculture in bronzo, una mappa del sud-est asiatico e l’iscrizione “lo spirito vince”

La commissione che lo ha scelto nel 1986, composta anche dall’allora sindaco di Amsterdam – ed ex funzionario governativo delle Indie olandesi – e dal vicesindaco ed ex combattente della resistenza, ha sottolineato come il monumento rappresenti simbolicamente “la lotta e la conquista, l’umiliazione, la repressione, le difficoltà, il dolore e la disperazione. Ma anche la speranza, la perseveranza, il coraggio e la solidarietà”.

Oggi, durante le commemorazioni che si svolgono in tutto il Paese, questa giornata di condivisione è segnata da un momento di silenzio. Il Melati, il gelsomino delle Indie, è indossato come simbolo di rispetto, impegno e compassione.

A differenza del 5 maggio, data delle capitolazione tedesca festeggiata in tutto il Paese con bandiere appese in molte case, il 15 agosto non è un giorno di festivo e non è stato sempre celebrato. 

La data è stata ufficialmente adottata dal gabinetto Kok nel 1999 come la “fine ufficiale della seconda guerra mondiale per il Regno dei Paesi Bassi” (Formeel einde Tweede Wereldoorlog). Oggi il 15 agosto viene ricordato in tutti gli edifici governativi, da alcune trasmissioni televisive e sul sito del governo è possibile scaricare le istruzioni per esporre la bandiera nazionale.

Una celebrazione importante per la comunità indo-olandese, per coloro che hanno vissuto in prima persona quella vicenda e per i nipoti che accompagnano o ricordano i propri nonni.

Ma non è sempre stato così. E cosa si celebra esattamente?

A mezzogiorno del 15 agosto 1945 viene letto alla radio l’annuncio dell’imperatore giapponese Hirohito riguardo l’accettazione dei termini di resa formulati dagli Alleati: la dichiarazione di Potsdam, firmata da Churchill, Truman e Chiang Kai-Shek, chiede la resa, pena una “rapida e totale distruzione” del Giappone.

In quel preciso momento finisce formalmente la seconda guerra mondiale: il 6 agosto la bomba “little boy” è stata sganciata su Hiroshima, tre giorni prima del lancio del “fat man” su Nagasaki. Il Giappone è allo stremo e non può che arrendersi.

Sul “fronte orientale”, dopo tre anni di occupazione nipponica (1942-1945) il Regno dei Paesi Bassi torna in “possesso” delle colonie indonesiane che non era riuscito a difendere a causa dell’invasione nazista. 

Tra il dicembre del 1941, data in cui i Paesi Bassi dichiarano guerra all’impero del Sol Levante, e il 1 marzo 1942, giorno dello sbarco a Giava del Generale Hitoshi Imamura, gli ufficiali governativi olandesi sono già fuggiti in Australia portando con sé prigionieri politici, familiari e collaboratori. 

Inizialmente la popolazione indonesiana accoglie con favore l’arrivo delle forze giapponesi, salutati come i liberatori dal giogo coloniale olandese. Soltanto quando gli indonesiani sono costretti ai lavori forzati per contribuire alla causa imperiale, la popolazione si rende conto della vera natura del volto nipponico: la propaganda giapponese della “luce dell’Asia” che avrebbe rischiarato tutto il sud-est asiatico si sgonfia, rivelandosi soltanto per quello che è. Un ennesimo tentativo di colonizzazione.

A differenza di quanto avevano fatto gli olandesi, l’esercito giapponese facilita la politicizzazione della popolazione indonesiana, soprattutto a Giava: i militari giapponesi addestrano e armano molti giovani indonesiani dando nel contempo ai loro leader nazionali la possibilità di esprimersi e organizzarsi politicamente. 

Per questo motivo, mentre l’impero giapponese è costretto ad arrendersi, la nazione indonesiana inizia i primi passi per reclamare l’indipendenza del Paese. Il 17 agosto, infatti, soltanto due giorni dopo la resa giapponese, viene infatti dichiarata l’indipendenza: il Comitato Centrale Nazionale Indonesiano (Komite Nasional Indonesia Pusat) nomina Sukarno come presidente e Hatta come vicepresidente dell’Indonesia.

L’inizio della rivoluzione per l’indipendenza dell’Indonesia fu accompagnato da molta violenza. Indo-olandesi e cittadini olandesi, tenuti nei campi di prigionia dai giapponesi, finiscono direttamente in quelli allestiti ora dai “combattenti per la libertà” indonesiani.

Inizia così la Guerra d’indipendenza indonesiana, una delle pagine più nere della storia olandese, che si conclude solo dopo cinque lunghi e duri anni di lotta diplomatica, militare e sociale: nel dicembre del 1949 le autorità olandesi sono costrette a riconoscere l’indipendenza e la sovranità all’Indonesia.

Festeggiamenti tardivi?

Tornando alle celebrazioni del 15 agosto, nei Paesi Bassi una commemorazione della fine della seconda guerra mondiale ha avuto luogo per la prima volta soltanto 25 anni dopo, il 15 agosto 1970. Vi partecipano 10.000 persone, membri della famiglia reale e rappresentanti del governo. 

Ma è nel 1980 che viene organizzata una prima manifestazione ufficiale, affidata alla Commemoration Foundation, alla quale partecipano 11.000 persone, la coppia reale, i membri del governo e l’ambasciatore indonesiano. Ma l’Indisch Monument è stato inaugurato soltanto nel 1988.

Perchè nei Paesi Bassi ci sono voluti 43 anni per erigere un monumento nazionale alle vittime della guerra nelle Indie orientali olandesi?

Il clima politico nei Paesi Bassi, subito dopo la guerra, è stato segnato dal senso di colpa che circonda il suo passato coloniale e le proprie relazioni con l’Indonesia. Di conseguenza, è passato molto tempo prima che ci fosse un riconoscimento ufficiale delle sofferenze delle vittime di guerra nelle ex-Indie olandesi.

Negli anni sessanta ai 300.000 tra cittadini olandesi, indo-europei, moluccani e cinesi che arrivarono in Olanda fu detto che i Paesi Bassi avevano già attraversato una “propria” guerra e che non c’era spazio per le loro storie su “quella lontana guerra asiatica”. Avevano perso possedimenti, status e paese di nascita. Ora rischiavano anche di smarrire il proprio passato e la propria identità.

Oggi il Monumento delle Indie dell’Aia può essere iscritto in quella “cultura della memoria” che si andava è andata diffondendo negli anni Ottanta e riconosce almeno quattro gruppi di vittime di guerra del periodo 1941-1945: membri delle forze armate, donne e bambini dei campi, prigionieri di guerra e indo-europei come i Romushas, costretti ai lavori forzati.

A testimonianza del fatto che una memoria condivisa è ancora distante basta ricordare un episodio anche se non più recentissimo: tre anni dopo l’inaugurazione del monumento, il primo ministro giapponese Toshiki Kaifu posa una corona di fiori durante la sua visita di stato il 19 luglio 1991. Quello stesso giorno la corona viene gettata in acqua da un olandese di origini indonesiane. Le scuse ufficiali del governo olandese non hanno fatto altro che innescare reazioni di rabbia da parte dei sopravvissuti indonesiani all’occupazione giapponese.



31mag.nl è un progetto indipendente di giornalismo partecipativo.
Raccontiamo gli esteri da locals, non da corrispondenti o inviati.

Diamo il nostro apporto all’innovazione nei media con news,
reportage e video inediti in italiano. Abbiamo un taglio preciso ma obiettivo.

RECHARGE US!