The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

A l’Aia c’è un tribunale che giudica i crimini della resistenza in Kosovo

di Annalisa Canova

Pic: Public Domain

Hashim Thaçi, presidente del Kosovo dall’aprile 2016, sta vivendo tempi difficili: è stato infatti incriminato insieme ad altre nove persone dal Tribunale speciale per i crimini di guerra in Kosovo, con l’accusa di crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto con la Serbia (1998-1999). All’epoca, Thaçi era uno dei leader dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), l’organizzazione paramilitare kosovaro-albanese che combatté contro l’esercito di Belgrado per l’indipendenza del Paese. Le accuse contro Thaçi, formulate già ad aprile ma rese note solo ieri sono pesantissime: non solo avrebbe tentato, ripetutamente, di ostruire il lavoro del Tribunale, ma soprattutto sarebbe responsabile di “oltre 100 omicidi”, torture e sparizioni forzate.

Ma cos’è esattamente il Tribunale speciale per i crimini di guerra in Kosovo? Quando venne istituito e perché?

Istituito dal parlamento di Pristina nel 2015 è a tutti gli effetti una corte kosovara distaccata a l’Aia per motivi di sicurezza: composto da composto da 4 Camere Specializzate e dalla Procura Speciale, ha il compito di indagare e processare i crimini commessi dai membri dall’UCK durante e subito dopo la guerra.

Il Tribunale ricorda l’ICTY, la Corte per l’ex Jugoslavia, ma a ruoli invertiti:  si presenta infatti come un nuovo tentativo di fare giustizia per i crimini compiuti nei conflitti seguiti al collasso della Jugoslavia ma stavolta i serbi sono spesso le vittime. E i giudici hanno il compito di giudicare il lato oscuro dell’UCK. l’esercito di liberazione nazionale che ha portato alla nascita dello Stato kosovaro indipendente.

Lo staff, come per l’ICTY, è internazionale, così come i giudici, il procuratore specializzato e il cancelliere, ma opera ai sensi della legge kosovara. Praticamente è un pezzo della magistratura del Kosovo ma delocalizzato. La natura “ibrida” del Tribunale sarebbe quindi il suo punto di forza per evitare i pregiudizi etnici (causa principale della guerra), l’intimidazione sociale e la pressione politica che di solito caratterizzano le indagini sui crimini di guerra e contro l’umanità.

Parto difficile, poiché richiese l’approvazione del parlamento kosovaro e un emendamento alla costituzione, è stata la condizione dell’UE, almeno di quei paesi che riconoscono il Kosovo, e della Serbia per cercare di superare la lunghissima transizione post-conflitto. Ma il lavoro, fin da subito, si è mostrato molto difficile: come descritto nel rapporto del relatore del Consiglio d’Europa, Dick Marty, del 2011, i precedenti ex funzionari dell’UCK, incluso il presidente Thaçi, probabilmente non sono estranei alle atrocità commesse contro i serbi. Questo documento è fondamentale e innovativo perché si concentra solo sui membri dell’UCK e su un periodo di tempo specifico. Gli altri tribunali avevano invece stabilito che la maggior parte dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante il conflitto riguardava l’uso eccessivo della forza da parte dell’esercito di Jugoslavia e delle forze di polizia serbe.

Il Tribunale ha scarso sostegno in Kosovo, dove l’UCK è considerato un esercito di liberatori che ha portato alla secessione e all’indipendenza del Paese dalla Serbia. L’Aia – che ha ospitato anche il Tribunale penale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia (ICTY) – venne scelta come sede delle Camere specializzate e la Procura Speciale dopo lunghe consultazioni fra Unione europea e i governi di Kosovo e Olanda. È considerata un luogo sicuro, dove i testimoni dei crimini possono sentirsi protetti da qualsiasi tipo di intimidazione e minaccia.

Le spese del Tribunale sono sostenute principalmente dall’Unione Europea ma anche da altri Paesi (Canada, Norvegia, Svizzera, Turchia e Stati Uniti d’America).