The Netherlands, an outsider's view.

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ART

A febbraio al Rijksmuseum una mostra sulla schiavitù che farà discutere

L’attesissima mostra del Rijksmuseum, intitolata Slavery (Schiavitù), intende analizzare gli effetti devastanti della secolare tratta internazionale degli schiavi e come gli olandesi hanno tratto vantaggio dalla sua storia oscura.

140 oggetti e opere per raccontare dieci vite

Ideara già da qualche anno e poi posticipata a causa della pandemia, l’esposizione comprenderà 140 oggetti e opere d’arte – tra cui due ritratti di Rembrandt di proprietari di schiavi e le catene alle caviglie usate per immobilizzare le persone. Oggetti necessari per raccontare la vita di 10 individui, tra cui persone in schiavitù, schiavisti e obiettori.

Una delle storie sarà quella di Wali che, insieme ad altre 255 persone schiavizzate, cercò di fuggire da una piantagione di zucchero del Suriname. Quando fu catturato, venne condannato a essere lentamente arso vivo. Solo un’amnistia per evitare lo scoppio di una rivolta gli salvò la vita ma l’uomo morì in catene.

Si parlerà anche degli effetti della tratta degli schiavi in Europa e di un servo africano schiavizzato ad Amsterdam. Una delle protagoniste al centro del racconto espositivo sarà Oopjen Coppit, la ricca moglie di un famoso industriale dello zucchero che si arricchì grazie alle piantagioni in Brasile, di cui Rembrandt dipinse il ritratto nel 1634.

Slavery, che esamina il delicato tema della tratta umana attraverso l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano, è stata concepita nel 2017, prima che il movimento Black Lives Matter prendesse forza.

Black Lives Matter solleva certamente molte questioni che vengono affrontate anche nella mostra”, ha esordito il direttore del Rijksmuseum Taco Dibbits in una conferenza stampa online, aggiungendo che l’ampio sostegno al movimento testimonia l’urgenza del tema affrontato.

I Paesi Bassi hanno creato colonie in Indonesia, Sudafrica, Curaçao, Aruba, Nuova Guinea e altrove. L’epoca coloniale si è protratta per 250 anni e si è conclusa, sulla carta solo nel 1863.

Raccontare la schiavitù nei Paesi Bassi di oggi

Nonostante il grande ruolo del colonialismo nel plasmare la storia olandese, la schiavitù non è una parte significativa dei programmi scolastici nei Paesi Bassi. Dibbits ha detto che spera che la mostra contribuisca a cambiare la situazione. Il museo si è impegnato a pubblicare una rivista educativa sull’argomento da distribuire all’interno delle scuole.

Dibbits ha anche offerto il proprio sostegno al comitato governativo che esaminerà le richieste di restituzione di oltre 100.000 opere d’arte che sarebbero state saccheggiate dalle colonie olandesi.

Il passato è stato trascurato troppo a lungo“, ha ricordato il direttore e “non dobbiamo temere di raccontare questa storia”. Non è infatti trascorso molto tempo da quando il primo ministro olandese Mark Rutte si è rifiutato di scusarsi per il passato coloniale del suo Paese, sostenendo che sarebbe stato “troppo polarizzante”.

Valika Smeulders, a capo del dipartimento di storia del Rijksmuseum, ha detto: “Ho lavorato per anni sulla storia della schiavitù, e poterlo fare dal museo nazionale dei Paesi Bassi è stata davvero una bella occasione per riflettere su come si possa fare in un Paese dove la gente non è necessariamente d’accordo su come affrontare questa storia. Vi racconteremo, non solo attraverso gli oggetti, ma anche attraverso la storia orale – vecchie canzoni e vecchie interviste registrate all’inizio del XX secolo di persone che parlano dei loro antenati, dei loro nonni, in modo da calarvi nel XVIII secolo”.

Quaranta degli oggetti in mostra provengono dalla collezione del Rijksmuseum. I curatori del museo sono perfettamente consapevoli del fatto che parte della sua collezione proviene da donatori che in epoca coloniale che hanno beneficiato della tratta degli schiavi.

L’esposizione, la cui apertura è prevista per il 12 febbraio 2021, sarà visibile fino al 30 maggio.