GLOBAL

GLOBAL

A Berlino scatta il Giorno X. Sgomberato il Køpi, l’ultimo centro sociale

4 ore e mezza e un pezzo di storia di Berlino non c’è più. Köpenicker Straße 137 a Mitte non è un indirizzo qualsiasi. Køpi è il nome di un Hausprojekt, per anni tra i più noti squat in città. Un simbolo come il Rozbrat a Poznań o l’Ungdomshuset di Copenhagen. 

Occupato nel 1990, il Køpi è stato poi legalizzato nel 1991 come progetto abitativo autonomo e centro sociale autogestito. Il cortile wagenplatz è stato utilizzato da chi vive in camper e roulotte. Fino a pochi giorni fa erano una trentina i residenti stabili.

@Nicor, CC BY-SA 2.5 via Wikimedia

È un progetto anarchico, legato al punk e agli Autonomen. Storicamente è stato la prima occupazione degli squatter occidentali a Est, a pochi mesi dalla caduta del muro. Oltre che essere uno spazio abitativo, l’edificio ha ospitato tante attività, tra cui un bar, un caffè vegano, una sale per i concerti, un cinema, un infoshop, una palestra, un laboratorio di stampa, uno spazio per le prove e una parete di arrampicata.

In 30 anni è sopravvissuto ai diversi tentativi di sfratto perché i costruttori sono sempre rimasti a corto di liquidi. Lo stabile, che inizialmente apparteneva alla DDR, passa allo stato tedesco dopo la riunificazione e viene venduto per la prima volta solo nel 1995: numerose sono le società a scatole cinesi che nascono e falliscono così come le aste andate a vuoto per aggiudicarselo, compresa quella dei residenti che volevano rilevarne la proprietà per un marco a fronte di un valore stimato in 5 milioni e mezzo di marchi.

Da allora il suo nome di battaglia è “Køpi bleibt”, il Køpi che resta e resiste, come si legge sui muri di Kreuzberg. Un rapporto del Dipartimento degli Affari Interni del Senato e della polizia nel 2017 dischiarava la natura “criminale ed eversiva” del luogo.

@31mag

Il processo contro il Køpi

Le cose però sono precipitate di recente: a fine maggio si è concluso il processo contro gli occupanti e il 20 giugno la società Startezia GmbH ha versato la somma di 200.000 euro per rendere esecutivo lo sgombero, come richiesto dal tribunale di Berlino. 

Peccato però, commentano i residenti, che si tratti di una società fantasma, intestataria di una cassetta postale e poco più. A dimostrarlo la falsa firma del presunto proprietario della Startezia Yervand Chuckhajyan, presentata in aula ma diversa da tutte le firme precedenti. 

La stessa giudice, Claudia Wolter, ha criticato il proprietario per non essersi presentato in aula e ha interrogato i suoi avvocati sul rapporto con il loro cliente. Il vero proprietario, l’immobiliarista berlinese Siegried Nelhs della SANUS AG – scrivono in un comunicato a Köpenicker Straße – continuerebbe la sua frode nell’ombra. E pensare che anni fa gli attivisti hanno organizzato una visita a sorpresa ai genitori di Nehls, sono stati invitati a bere un tè prima che il fratello dell’immobiliarista chiamasse la polizia.

L’Hausprojekt ha deciso di ricorrere in appello contro l’ordine di sfratto, ma è troppo tardi. Del resto è già successo che altri spazi ottenessero il riconoscimento solo a sgombero avvenuto. Complice il passaggio di consegne dopo le elezioni cittadine di qualche settimana fa, Andreas Geisel, senatore degli affari interni di Berlino ed esponente della SPD, ha fissato la data per le operazioni: il 15 ottobre.

Il 14 ottobre centinaia di poliziotti hanno iniziato a recintare le strade intorno al centro sociale: una zona rossa impenetrabile. Alle prime luci dell’alba le ruspe sono entrate in azione.

Ogni sgombero ha il suo prezzo

L’appuntamento è alle 20 a Hohenstaufenplatz a Kreuzberg, conosciuta anche come Zickenplatz. La rabbia è tanta, arrivano decine di camionette della polizei. Il dispiegamento di agenti è notevole. I dimostranti gridano “tutta Berlino odia la polizia”, “restiamo ingovernabili” e in italiano “siamo tutti antifascisti”. Sui tetti i fumogeni e fuochi d’artificio dei berlinesi che appoggiano la causa.

@31mag

Quando la manifestazione arriva a Kottbusser Tor, scoppiano i primi disordini: auto distrutte, infrante le finestre dell’Hotel Oranien. Un’auto della polizia viene attaccata in Adalbertstraße. All’altezza di Köpenicker Straße, la tensione è al massimo: i blocchi stradali della polizia e gli idranti scoraggiano ogni tentativo di rioccupazione. La manifestazione viene sciolta. Trecento persone continuano però a impegnare le forze di polizia poco dopo la mezzanotte.

@31mag

Nel frattempo sul suo canale Twitter la polizei conferma numerosi arresti:

Il Køpi condivide così il destino dei tanti spazi alternativi sgomberati negli ultimi anni: dal collettivo anarco-femminista Liebig 34 di Friedrichshain all’ADM di Amsterdam. La gentrificazione bussa sicura: dopo esseri presa le rive della Sprea, distante solo pochi metri, la sua avanzata sembra inarrestabile. Ma quelli del Køpi non ci stanno e già promettono battaglia.

CoverPic@31mag

SHARE

Altri articoli