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Il 25 gennaio 2021, pochi giorni dopo l’introduzione del coprifuoco, sui social media sono comparse le prime immagini degli scontri nei Paesi Bassi. Il sindaco di Nijmegen Bruls ha emesso un’ordinanza d’emergenza. Gli imprenditori locali avevano iniziato a fissare tavole di legno alle facciate dei loro negozi e la polizia ha deciso di chiudere il centro della città per tutta la sera.

In molti hanno scritto che le rivolte per il coprifuoco sono tra le più violente scoppiate nei Paesi Bassi. Era dal 1980 che non si vedeva qualcosa del genere, da quando migliaia di squatter, scesero in strada durante l’incoronazione della regina Beatrix.

Pochi però ricordano cosa successe a Nijmegen il 23 febbraio 1981.

Duecento furgoni della polizia, cinque carri armati, un elicottero, un’auto blindata, gas lacrimogeni e armi

Oggi sono trascorsi quarant’anni dai “disordini di Pierson“. Nel febbraio 1981 la polizia antisommossa mise fine a una dimostrazione in Piersonstraat a Nijmegen e la situazione degenerò. La rivista ha ripercorso Andere Tijden una delle rivolte più violente dei Paesi Bassi con l’aiuto delle testimonianze di squatter, agenti di polizia e funzionari comunali.

Il motivo dei disordini fu la costruzione di un parcheggio nel centro di Nijmegen, per il quale vennero demolite quattordici case di operai. Nell’accogliente strada della parte bassa della città, vicino alla Waalkade, squatter e simpatizzanti hanno costruito barricate di fronte al magazzino abusivo Vrijstaat de Eenhoorn e il quartiere circostante.

Con le loro azioni protestavano contro la legge sulle case sfitte: in un momento di grande carenza di alloggi, speravano, insieme ai residenti di poter continuare a vivere nelle case.

Quando una manifestazione di poche centinaia di manifestanti venne interrotta con la violenza, la situazione degenerò.

Radio Rataplan, una stazione radio locale che fu trasmessa a livello nazionale da VPRO, comunicò i messaggi degli occupanti abusivi e fece guadagnare loro ancor più sostegno. Venne dichiarato il Vrijstaat de Eenhoorn (Stato Libero dell’Unicorno) e tutti i negozi fu chiesto di sostenere l’occupazione altrimenti le loro vetrine sarebbero state distrutte.

La risposta del governo fu simile a quella dell’anno precedente nella Vondelstraat ad Amsterdam. Un elicottero ha sorvolò la zona, lasciando cadere volantini per comunicare che lo sgombero stava per iniziare e che se fossero state lanciate molotov, la polizia avrebbe risposto con munizioni vere.

Quando la gente cominciò ad andarsene, fu lanciato un fumogeno e nella confusione la polizia attaccò. Duecento camionette della polizia, cinque carri armati, un’auto blindata, gas lacrimogeni e armi hanno trasformato la città di provincia in una zona di guerra.

Un blocco pacifico di 200 persone sedute in mezzo alla polizia fu preso a manganellate. Alla fine, gli squatter vennero allontanati dagli edifici occupati ma il famigerato parcheggio non è mai stato costruito. La città vide marce di protesta ogni giovedì sera fino a maggio.

Nijmegen, l’Avana aan de Waal

Per decenni, Nijmegen è stata ribattezzata come “l’Avana sul Waal” e agli abitanti della città tradizionalmente di sinistra della Gheldria piace questa immagine contradditoria. Non a caso rivendicano il fatto che proprio a Nijmegen sia scoppiata  “la madre di tutte le rivolte olandesi“, la ribellione dei Batavi contro i Romani. Ma anche nei secoli successivi, i cittadini ribelli di Nijmegen si sono fatti sentire regolarmente. Nel 1473, Carlo il Temerario impiegò non meno di tre settimane per rompere l’assedio della città.

Negli anni ’70, Nijmegen era una delle città in cui si verificavano più di frequente le rivolte studentesche. Ma l’apice si è raggiunto porto conPiersonstraat nel 1981.

Oggi il passato la storia degli squatter degli anni ’80 è formalmente riconosciuta. Il consiglio comunale di Nijmegen, per esempio, ha deciso di conservare come monumento il murale originale di un me’er, realizzato proprio durante lo sgombero di Piersonstraat.

La più recente opera d’arte muraria creata dalle rivolte di Pierson, visibile in un altro punto della città, è stata adottata dagli storici della Radboud University come parte ufficiale del progetto “Waalpaintings“, che intende avvicinare i turisti alla storia della città.