8 marzo: è ora delle quote rosa anche in Olanda?

8 marzo: festa della Donna e giornata  di riflessione e di analisi della questione femminile anche nei Paesi Bassi, dove la parità tra i sessi, nelle percezioni di molti e molte, sembra essere già un obiettivo raggiunto. Eppure, nonostante il Paese sia stato tra i primi  in Europa ad aver riconosciuto il diritto di voto femminile nel 1919, la questione di genere è tutt’altro che archiviata. E’ di pochi giorni fa la pubblicazione di una ricerca dell’ente statistico nazionale, CBS, che rileva come solo il 4% delle posizioni al vertice delle aziende in Olanda sia occupato da donne. Se questa è l’ultima fotografia del mercato del lavoro non si possono ignorare i passi avanti compiuti negli ultimi anni; sempre secondo un’analisi del CBS, il tasso di occupazione femminile è cresciuto in modo rilevante nel nuovo millennio, passando dal 52,2% del 1998 al 65% nel 2013. Pur essendo ancora al di sotto della media maschile, stabilmente intorno all’80%,  il tasso di occupazione femminile è cresciuto incessantemente . In particolare, le donne sono andate a occupare posizioni e ruoli part time: infatti, più dell’80% lavora meno di 34 ore alla settimana. Solo nell’ultimo quarto del 2013, la dinamica positiva del lavoro femminile si è arrestata, poiché sempre più donne hanno scelto di non lavorare né di cercare un’occupazione. Di fronte a questa controversa, e con lo stimolo  del vicino tedesco che ha introdotto questa settimana le cosiddette quote rose anche nel settore privato, il governo Rutte sembra raccogliere sempre più consensi sull’idea di una legge che assicuri alle donne il 30% dei posti nei consigli di amministrazione.  Se riuscissero a passare indenne l’imminente test delle provinciali, i partiti al potere avrebbero ancora un anno di tempo, fino alle elezioni del 2016.

Cover Pic: Pixabay

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