Sono trascorsi esattamente due anni dai tragici eventi del 17 luglio 2014, quando un aereo della Malaysia Airlines, partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, venne abbattuto mentre sorvolava i cieli dell’est Ucraina, nella regione controllata dai ribelli filo-russi dall’autoproclamata Repubblica del Donbass. Persero la vita tutti i 283 passeggeri e i 15 membri dell’equipaggio; 193 di loro, quasi due terzi quindi, erano olandesi.

Come riportò il Telegraaf, le autorità ucraine avevano avvertito nelle settimane antecedenti alla tragedia, a proposito del rischio per l’aviazione civile internazionale di rimanere coinvolta negli scontri tra jet governativi e sistemi missilistici terra-aria utilizzati dai ribelli filo-russi. L’area del Donbass, tuttavia, non era stata chiusa al traffico aereo.

Ad oggi, non sono stati ancora ufficialmente individuati i responsabili anche se l’ipotesi più accreditata è che il veivolo sia stato erroneamente colpito dalle forze anti-governative.

Il JIT, international Joint Investigation Team, un pool internazionale di investigatori messo su dai paesi che hanno pianto le vittime civili che erano a bordo di quell’aereo -Belgio, Olanda, Australia, Malesia oltre all’Ucraina, stato che rivendica la sovranità sul Donbass – non ha ancora formalizzato accuse, sottolineando come la vicenda potrebbe protrarsi ancora a lungo.

La situazione politica nella regione, formalmente territorio ucraino ma di fatto amministrato dai ribelli dell’autoproclamata Repubblica del Donbass, ha reso difficile le indagini, soprattutto per la riluttanza delle autorità di fatto nel consentire l’accesso nell’area del disastro. Tecnici olandesi a supporto del JIT sono comunque riusciti a rivelare la testata che ha colpito l’aereo; si tratterebbe di un 9N314M sparato da un sistema missilistico terra-aria Buk di fabbricazione russa, in un’area del perimetro di 320km2, nell’est dell’Ucraina.

Vittime

Ad oggi sono ancora due le vittime non identificate, mentre i resti delle altre sono stati riconsegnati ai familiari per la sepoltura.

Rimane aperta la questione dei risarcimenti: ad oggi, la Malaysian Airline ha liquidato 3,200e a passeggero e si parla di una seconda tranche di circa 40mila euro. La faccenda, tuttavia, viene valutata caso per caso e secondo i termini dell’assicurazione, scadrebbero proprio oggi, 17 luglio 2016, i termini formali per avanzare richieste individuali da parte dei familiari.

Uno studio legale australiano, inoltre, ha presentato lo scorso maggio un ricorso presso la Corte Europea per i Diritti umani, tirando in ballo la Russia: la somma richiesta dagli avvocati al governo di Putin ammonterebbe a milioni di euro

Rotte pericolose

Dopo il disastro aereo dell’MH17 molto si è detto a proposito delle “rotte pericolose” e delle policy adottate dalle compagnie per evitarle. Il tentativo è certamente quello di percorsi alternativi, anche se la pianificazione si scontra spesso con aggravi economici per il vettore.

L’ICAO, l’organizzazione internazionale che supervisiona i voli civili ha intensificato la pubblicazione di informazioni a proposito di zone a rischio, incrociando i dati forniti dalle compagnie, aggiornati ogni tre mesi. Gli avvisi riguardano paesi quali Sudan, Libia, Egitto, Ucraina e Mali.

Non sono tuttavia mancate le critiche al progetto; intelligence e compagnie di bandiera di molti paesi, per paura di azioni legali, preferiscono non condividere tali informazioni.