di Massimiliano Sfregola

 

Un’indagine del 2014 promossa dalla polizia, a proposito delle aggressioni a sfondo omofobo aveva ribaltato la percezione comune che gli uomini marocchini, o islamici in genere, prendessero sistematicamente di mira le coppie gay; le conclusioni dello studio evidenziavano, infatti, come 7 aggressioni su 10 fossero compiute da bianchi.

“Il pericolo per la comunità LGBT è costituito, principalmente, da uomini autoctoni” dice lo studio. Sarebbero il 68,1% contro il 16,6% di aggressori con background non olandese.

Il sociologo dell’UvA Laurens Buijs, alla pubblicazione del report, commentò: “Le conclusioni di questo studio indicano che la polizia dovrebbe concentrarsi sulle cause della violenza e non sui gruppi etnici”.

Raccontava il ricercatore, come lo studio avesse provocato una lunga serie di reazioni contrastanti: secondo alcuni, il documento indicava una sovra rappresentazione di incidenti causati da marocchini (o musulmani in genere) in rapporto alla popolazione confermando il teorema dell’omofobia causata dalla “cultura islamica”.

In molti, in Olanda, concordano sul fatto che la discussione sulle radici dell’omofobia ricalchi l’atteggiamento sull’emancipazione adottato a partire dall’omicidio di Pim Fortuyn in poi: secondo tale discussione, il “multiculturalismo” avrebbe conseguenze disastrose per l’emancipazione sessuale. Questo modo di pensare, infatti, vorrebbe una comunità locale “emancipata” contro minoranze etniche e religiose ancora in forte ritardo sui diritti civili.

Lo stesso Fortuyn è stato l’iniziatore di una sorta di movimento “gay nazionalista” che vede l’omosessualità come un valore nazionale olandese da difendere contro attacchi di altre culture. Questa circostanza si è mostrata con maggiore evidenza durante il programma radiofonico Dit is de Dag dello scorso lunedi, quando l’avvocato Sideny Smeets, legale della coppia che ha denunciato l’aggressione ad Arnhem, è stato investito da commenti indignati per aver sostenuto come la cultura e la religione, in questa circostanza, c’entrino poco: gli autori della maggior parte di aggressioni omofobe, ha ribadito confermando le conclusioni dello studio citato sopra, sono bianchi.

Da Thierry Baudet all’editorialista Ebru Umar, una certa Olanda ‘sovranista’ è stata ben lieta di strumentalizzare la vicenda in funzione anti islam quasi ignorando le dinamiche del caso di cronaca a vantaggio della succulenta opportunità offerta per scagliarsi contro l’odiata minoranza islamica (da leggere la fila interminabile di insulti in forma di “column” dedicati dall’opinionista turco-olandese di Metro ai “Mocro”, i marocchini d’Olanda). Permetteteci di dubitare che  a Baudet, al PVV e alla Umar importi qualcosa della comunità LGBT: l’anti-islam è ormai un brand ed ogni occasione è buona per fargli pubblicità.

Un esempio significativo è rappresentato dal PVV di Wilders: a parole è il partito dei diritti omosessuali ma in parlamento non ha mai votato misure a sostegno della comunità gay. Hanno detto no a centri di accoglienza separati per rifugiati gay e no alla proposta di legge per facilitare la trascrizione nei registri civili delle persone transgender.

Anche Mark Rutte ha strumentalizzato la questione dei diritti gay per utilizzarla come arma contro le minoranze: nella ormai celebre lettera del “doe normaal”, il premier ha puntato il dito contro le minoranze ritenendole responsabili di mettere a repentaglio le conquiste della comunità LGBT, nonostante gli studi mostrino come questa interpretazione sia ben lontana dalla realtà.

Secondo un pezzo d’opinione pubblicato dal Volkskrant, una fetta consistente della comunità gay sarebbe di destra, contraria all’immigrazione da paesi dove l’omosessualità è un reato. L’omofobia, però, -e questo è un dato di fatto- indipendentemente dalle leggi nazionali liberali, è molto radicata nella cultura olandese “autoctona. “