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50 anni di hip-hop: lo spirito di crew delle origini non esiste più. Oggi contano solo gli individui

Il 11 agosto 2023 l’hip-hop ha compiuto 50 anni! Oltre alle sue diverse discipline, l’hip-hop è soprattutto un modo di vivere, uno stato d’animo. Ma in 50 anni, la società è cambiata: cosa resta dello spirito dell’hip-hop oggi? RTBF, la tv francofona belga ne ha discusso con importanti attori del settore in Belgio.

L’11 agosto 1973, Clive Campbal, alias DJ Kool Herc, ha organizzato insieme a sua sorella una festa in una sala da ballo di Sedgwick Avenue a New York. In quel periodo aveva sviluppato una tecnica da DJ: isolare una parte di una traccia funk in cui c’è solo la batteria e metterla in loop per far ballare le persone sopra.

Questo sarebbe stato poi chiamato “breakbeat” che avrebbe costituito la base ritmica del rap americano. Kool Herc non lo sapeva ancora, ma l’hip-hop era nato.

Daddy K, DJ di Benny B che ha lanciato “Vous êtes fous” nel 1990, l’hip-hop è soprattutto uno stato d’animo: “Lo stato d’animo è di pace, unità, amore e divertimento”. Questi sono infatti i quattro principi fondamentali dell’hip-hop, derivanti dal motto in inglese “Peace, unity, love and having fun” (Pace, unità, amore e divertimento).

“L’unità è il fatto che non facciamo differenze tra le persone, non importa da dove vieni, chi sei, ti accettiamo, fai parte di una comunità”, spiega Bboy Rookie Roc, ballerino di breakdance molto attivo nell’ambiente dell’hip-hop in Belgio a RTBF. “Siamo tutti una grande famiglia e ‘having fun’ significa divertirsi. Quindi per me è davvero una cultura di condivisione”.

Oltre alla condivisione e alla trasmissione care agli anziani dell’hip-hop, c’è ovviamente lo stile. Il modo di vestirsi fa parte integrante dello spirito dell’hip-hop. “Avevamo un look ben preciso con pantaloni larghi, sneakers di un marchio molto ricercato, accessori, gioielli, anelli, cappelli”, dice a RTBF il rapper Benny B. “Questo è avere lo spirito dell’hip-hop, è impregnarsi di questa cultura, sia nella musica, nella conoscenza che nel look”.

Ma tutto questo non esiste più. Benny B usa il passato quando parla dello spirito dell’hip-hop, e questo non è casuale. Per James Deano, una figura ben nota del rap belga, questo spirito di condivisione e collettività non esiste più oggi: autore di “Les blancs ne savent pas danser” (I bianchi non sanno ballare).

Questa è una constatazione che ritorna spesso tra molti attivisti dell’ambiente: all’inizio dell’hip-hop, le diverse discipline erano fortemente connesse tra loro (writers, djs, ballerini, MC) tutti si conoscevano. C’erano anche molte persone che passavano da una disciplina all’altra, come i membri degli NTM che erano writer prima di dedicarsi al rap.

Secondo Benny B, queste connessioni sono scomparse: ognuno è un cane sciolto nella sua disciplina. Daddy K va oltre: “Oggi il rap è diventato così grande affare che non possiamo nemmeno dire che sia hip-hop”. Secondo BBoy Rookie Roc, è anche l’aspetto commerciale delle cose che ha cambiato lo spirito: tutto mainstream e la scena viene guidata da imprenditori, non dagli artisti.

Se guardiamo al rap di oggi, la logica dominante è quella delle vendite e dei numeri. Se guardiamo invece al breakdance, le grandi competizioni sono organizzate da multinazionali come la Red Bull.

Il vantaggio è che gli attori dell’ambiente possono davvero vivere della loro passione oggi, il che non era necessariamente il caso all’inizio. Ma secondo Bboy Rookie Roc, la globalizzazione del movimento danneggia la creatività. “Oggi è un copia-incolla, è come su Instagram e TikTok, i video sono spesso gli stessi perché non c’è più tempo per creare contenuti originali.

 

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