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5 Maggio. L’Olanda ricorda il suo “25 aprile” tra luci ed ombre

di Paolo Rosi

(Updated 5/5/2020)

Oggi è il 25 aprile olandese: settantacinque anni fa i tedeschi, che per un lustro avevano occupato militarmente i Paesi Bassi, firmavano la resa incondizionata a Wageningen. Si festeggia dunque la Liberazione (Bevrijdingsdag), ma come spesso accade la storia è più opaca di quanto le retorica celebrativa non suggerisca.

La liberazione, infatti, non fu solo da invasori ma anche da un nemico tutto interno; la prima associazione di stampo fascista dei Paesi Bassi fu fondata nel 1923 con il nome di Verbond Van Actualisten. Ad essa seguirono, opera di intellettuali, militari e industriali, creature più strutturate quali il Movimento Nazional-Socialista (NSB) di Anton Mussert, fondato nel 1931 assieme a gruppi di squadristi; qualcosa di molto simile alle italiche Camicie Nere.

"Musserts lidmaatschapskaart" by Original uploader was Willem Huberts at nl.wikipedia -
“Musserts lidmaatschapskaart” by Original uploader was Willem Huberts at nl.wikipedia –

È però importante ricordare che i nazifascisti olandesi ebbero sempre scarso successo elettorale e la strada sbarrata dai governanti. Fu così che l’estrema destra venne insediata, dall’invasione tedesca del maggio 1940, quando il Reich occupò il Paese mettendo fuori legge gli altri movimenti politici: l’NSB fu riconosciuto come il solo partito legale. Da qui in poi, i collaborazionisti si impegnarono a smantellare la Resistenza e a deportare tutti coloro che non rientravano nei canoni di una presupposta razza ariana.

La Liberazione (da occupanti e non) fu infine la conseguenza di una seconda invasione: quella delle forze alleate. E gli anglo-americani, dopo lo sbarco

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“Willebrordusplein-Rotterdam-dolle-dinsdag” by Unknown

in Normandia del giugno 1944, si fermarono alle porte di Arnhem lasciando circa metà dei Paesi Bassi sotto controllo nazista. Fu una situazione paradossale: basti pensare alla “falsa partenza” del 5 settembre ’44, quando la voce di una rapida avanzata amica diede vita a festeggiamenti anticipati: scioperi, manifestazioni e bandiere arancioni animarono il cosiddetto Martedì Folle (Dolle Dinsdag). Dopo la liberazione di Bruxelles e Anversa il 3 e 4 settembre, a Rotterdam, Utrecht e Amsterdam si sperava nella liberazione già il 6 settembre. Molti nazisti e i collaborazionisti del NSB fuggirono dopo aver distrutto il maggior numero di documenti. Una radio britannica annunciò che Breda era stata già liberata ma in realtà lo stesso comando alleato non sapeva a che velocità avanzassero le proprie truppe. Solo a metà settembre venne liberata Maastricht ma per il resto del paese bisognerà aspettare il maggio dell’anno successivo.

Il Dolle Dinsdag fu la scintilla iniziale che scatenò le proteste dei ferrovieri olandesi contro l’occupazione tedesca. La frase in codice utilizzata da Radio Oranje per dare il via allo sciopero fu: “De kinderen van Versteeg moeten onder de wol” (i figli di Versteeg devono andare a letto). Le proteste sfociarono nello sciopero di 30000 lavoratori del comparto che iniziò il 17 settembre 1944 e terminò il giorno della liberazione del paese. Il blocco dei trasporti ferroviari creò non pochi problemi agli occupanti tedeschi, in quanto fermò quasi completamente gli approvvigionamenti da e per la Germania.

Con la Liberazione, l’Olanda metteva fine ad una delle pagine più nere della sua storia contemporanea,  segnata da repressioni, deportazioni e da una carestia passata alla storia con il nome di Inverno della Fame (Hongerwinter). Le temperature rigide e la guerra esaurirono infatti le scorte alimentari delle province nordoccidentali e gelarono i canali di approvvigionamento, causando la morte di decine di migliaia di civili.

Il 5 maggio del 1945, capitolati i tedeschi e fuggiti i fascisti olandesi, i sopravvissuti poterono festeggiare il primo giorno da uomini liberi.

 

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