Tre anni fa, Pano aveva indagato sul maltrattamento e abuso di potere nelle università, scoprendo comportamenti quotidiani di abusi, mancanza di rispetto e frodi. Le università erano già a conoscenza della situazione da anni, ma avevano fatto poco per fermarla.
Dopo le scuse e le promesse di riforma da parte dei rettori, Pano ha analizzato cosa fosse cambiato. È emerso che i procedimenti disciplinari raramente portano a sanzioni severe. Tra i 45 casi negli ultimi 10 anni, solo 3 hanno comportato il licenziamento, tutti per comportamento sessualmente scorretto.
Un professore della facoltà di Plant e Gewas, messo sotto accusa 3 anni fa, ha ricevuto la sanzione solo la scorsa primavera: riduzione di grado e quindi di salario, ma resta in servizio. Il professore è stato giudicato colpevole di comportamento scorretto, frode finanziaria e scientifica. Il danno stimato ammonta ad almeno 100.000 euro, secondo un collega che ha collaborato con lui.
Sono stati documentati spese improprie come libri non pertinenti, guanti da bicicletta, assorbenti, aspirapolvere e persino pasti per bambini, tutti addebitati all’università. Anche studenti internazionali di dottorato sono stati coinvolti in frodi finanziarie: costretti a restituire denaro contante che finiva nelle mani del professore.
Critiche alle sanzioni
Le sanzioni sono ritenute inadeguate e non proporzionate. Altri colleghi affermano che nel settore privato questo avrebbe portato al licenziamento immediato. Solo l’imputato può fare ricorso contro la decisione della commissione disciplinare; neanche il rettore può impugnare la sentenza.
Licenziamento e accordi
Alla fine, il professore ha lasciato volontariamente UGent una settimana prima della messa in onda dell’inchiesta Pano, ricevendo 6 mesi di stipendio come accordo e ottenendo il ritiro della denuncia disciplinare. Questo caso suggerisce che le università intervengono spesso solo sotto pressione mediatica.







