Il 4 maggio, i Paesi Bassi ricordano le vittime della seconda guerra mondiale e quelle di missioni di guerra e di pace in ogni paese. La giornata di oggi culminerà con due minuti di silenzio alle 20, quando anche i mezzi pubblici si fermeranno e le campane suoneranno.

Jan Kuitenbrouwer sul Volkskrant prendeva di mira il CIDI e il Comité 4&5Mei che, secondo lui, sarebbero responsabili di aver sminuito l’evento, citando il presidente in carica del comitato Jaap Smit, che aveva dichiarato: “se si vuole ricordare tutti, si finisce per non ricordare nessuno”, “Beh – scrive Kuitenbrouwer –, “chi vogliamo ricordare esattamente?”.

“I 102.000 ebrei olandesi sono morti per difendere la nostra libertà? No. La cosa orrenda della Shoah è che gli ebrei sono morti per nessuna ragione. Onorarli o ringraziarli per qualunque sacrificio significa insultarli“, scrive. “Poi è arrivato l’intervento militare olandese in Indonesia nel 1947. Mio padre era lì ed è tornato, ma molti dei suoi compagni no. Perché sono morti? La libertà? La libertà di mantenere gli schiavi, di privare un paese delle sue risorse naturali e di opprimere un popolo?”.

“Se ogni vittima di guerra olandese, sia che abbia sabotato un trasporto di ebrei, bruciato un villaggio giavanese o ignorato un allarme bomba, viene onorata come caduto nella ‘battaglia per il bene’, stiamo dando alla nostra coscienza nazionale un viaggio facile. In questo senso stiamo conservando una farsa morale il 4 maggio”, conclude Kuitenbrouwer.

Bert Wagendorp sul Volkskrant scrive una cronaca di chi viene esattamente ricordato nel Giorno della Memoria e afferma come un costante accumulo di gruppi nelle cerimonie dimostra che gli olandesi scendono a compromessi anche quando devono ricordare.