37 partiti politici partecipano alle elezioni parlamentari di marzo. Un record del dopoguerra. Perché ci sono così tanti piccoli partiti adesso? E il Paese sarà ancora gestibile dopo il 17 marzo? “Una vera democrazia dovrebbe essere disordinata”, scrive Gerard Janssen su Reporters Online, raccontando la giornata dei sorteggi dello scorso 5 febbraio per l’assegnazione degli spazi sulla scheda elettorale, in vista delle politiche.

Medici, agricoltori, attivisti di ogni genere: sembra che tutti, in questo periodo, in Olanda, vogliano fondare un partito e correre alle elezioni. “A dicembre 2020 sono stati registrati 89 partiti politici. Di questi, 37 rimangono;  nove più di quattro anni fa. Una colorata collezione di partiti, con Bij1 a sinistra e Wij zijn Nederland all’estrema destra. In mezzo il Partito Pirata e Volt.

I partiti “divertenti” sono parte del frammentato scacchiere olandese, ricorda Reporters Online:  partito per il gin più economico, negli anni ’20, quindi, negli anno ’70 il “Free Sex Partij” si batteva per sesso libero per i detenuti, preservativi gratuiti e per campi per nudisti.

La novità, quindi, non sono le micro formazioni ma il carattere identitario che assumono:  “Quello che mi colpisce di più sono i partiti che si concentrano su un particolare gruppo etnico”, dice Simon Otjes, politologo presso l’Università di Leiden, “DENK mobilita l’Olanda turca. NIDA è più concentrato sull’Islam e BIJ1 ha ottenuto buoni risultati alle elezioni municipali ad Amsterdam Zuid Oost, dove tradizionalmente vivono molti olandesi di origine surinamese o antillana. Sembra esserci un aumento della politica identitaria, dove le persone sono mobilitate principalmente sulla base della loro identità e meno sull’ideologia o sugli interessi”.

Da dove viene questa tendenza alla frammentazione?  Il numero di piccoli partiti nei Paesi Bassi è in parte dovuto alla bassa soglia elettorale “, dice nell’articolo di Reporters Online, Kristof Jacobs scienziato politico presso l’Università di Nijmegen.

“Puoi facilmente organizzare un partito nei Paesi Bassi e avere l’illusione di ottenere un seggio in parlamento. Se riesci a far votare per te circa 70.000 elettori, guadagni un seggio alla Camera. In Germania, Belgio e Inghilterra è molto più difficile avere l’illusione di poter partecipare “.

Tutti vogliono partecipare alla politica. E cosa li accomuna? Insoddisfazione per la situazione attuale. Il problema è che l’insoddisfazione, in Olanda, si traduce in più partiti e quindi più frammentazione. In realtà, dice l’articolo, il problema non è nuovo: “nel 1922 era molto peggio. C’erano 53 partiti sulla scheda elettorale, con solo 100 seggi da distribuire (rispetto ai 150 attuali)”.

“Penso che l’impatto di avere pochi seggi alla Camera dei Rappresentanti sia spesso sopravvalutato”: Denk e PVV hanno avuto fortuna ma scarsa incidenza nelle decisioni del governo, dice il politologo Jacobs. E se introducessero uno sbarramento? “È una scelta che fai come paese”, dice Jacobs. “In Gran Bretagna hanno optato per la controllabilità. Nei Paesi Bassi si è deciso di includere la proporzionalità nel sistema elettorale.

Una soglia elettorale sarebbe in contrasto con quella scelta: in un sistema bipartitico c’è “politica del ping-pong”, ossia chi vince prende il piatto. Mentre in un sistema consociativo come quello olandese, ciò non sarebbe possibile.

La soglia di sbarramento rende i cittadini meno soddisfatti mentre con la possibilità di creare partiti e concorrere alle elezioni anche da piccoli, la convinzione di poter contare aumenta la soddisfazione.