Il 30% regeling, l’agevolazione fiscale assicurata ad una parte di expat residenti nei Paesi Bassi, è stato di recente al centro del dibattito tra gli stranieri residenti in Olanda. Stando ai piani del governo, infatti, il 30% verrebbe accorciato a 5 anni da gennaio 2019 ma con effetto retroattivo.

VNO-NCW, la Confindustria olandese, associazioni di ricercatori e gruppi di expat hanno lanciato appelli e petizioni al governo affinchè ripensi la riforma.

Alle ragioni individuali delle migliaia di stranieri che godono dell’agevolazione, circa 60mila persone, si aggiungono quelle delle organizzazioni: secondo VNO, il 30% sarebbe vitale per l’economia e per “attirare talenti stranieri”.

Le motivazioni che hanno spinto il Rutte III a riconsiderare l’estensione della norma in Olanda, una delle più “generose” in Europa, sarebbero da ricondurre alle proteste di una parte consistente dei partiti in parlamento per un provvedimento visto come “privilegio” per una categoria benestante di stranieri.

Nel 2016, inoltre, l’Algemene Rekenkamer, la Corte dei conti olandese, aveva sollevato dubbi sui reali vantaggi per l’economia

Più radicale la posizione di FNV, il più grande sindacato olandese, che chiede di abolire del tutto il 30% sostenendo che i contribuenti risparmieranno 670 milioni di euro. Il 30%, secondo FNV, incentiva il governo ad assumere all’estero il personale e pagarlo meno.

La commissione finanza della Tweede Kamer discuterà il 31maggio il provvedimento.