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OPCW, completata la distruzione delle armi chimiche dell’arsenale siriano

Con la distruzione in Texas degli ultimi 75 fusti di fluoride di idrogeno, consegnati di recente dal regime di Assad all’OPCW, l’Organizzazione per la messa al bando delle armi di distruzione di massa ha annunciato lo scorso 5 gennaio che la Siria non dispone più di armi chimiche.

L’operazione di smantellamento dell’arsenale siriano ha richiesto oltre due anni di lavoro; secondo l’organizzazione di Den Haag, armi proibite sarebbero state impiegate con regolarità dalle parti belligeranti negli oltre 5 anni di conflitto. Tra gli agenti, dei quali i funzionari OPCW avrebbero trovato traccia nel corso delle ispezioni in Siria, figurano sostanze come il sarin e l’iprite. Dopo aver rifiutato per anni di mettere mano all’arsenale, negandone a lungo l’esistenza, il regime di Assad ha accettato solo nel 2013, dopo un lungo negoziato con la Russia, di consentire agli ispettori di Den Haag di accedere allo stock militare per individuare e rimuovere le sostanze proibite.

L’evento che costrinse Damasco ad un cambio di rotta fu la strage di Ghouta, quartiere alle porte della capitale, dove in seguito ad un attacco governativo nell’agosto 2013, persero la vita centinaia di persone. La dinamica dei fatti, le testimonianze e la documentazione fecero pensare da subito all’impiego di armi chimiche. Poche settimane dopo, gli ispettori dell’ONU confermarono i sospetti, certificando l’impiego di gas nervino nel conflitto. La strage di Ghouta ha rappresentato, per numero di vittime civili, il più grave attacco con armi di distruzione di massa dai tempi della guerra Iran-Iraq.

Nonostante i sospetti fossero ricaduti sul regime, Assad ha sempre negato l’impiego di armi chimiche, scaricando la responsabilità sui ribelli. Ad oggi non è ancora ufficiale quale gruppo abbia impiegato sarin o iprite. Dopo la distruzione dell’arsenale, rimangono tuttavia fondati sospetti che sul campo di battaglia siriano vengano ancora utilizzate armi chimiche, tanto sul lato governativo quanto ad opera dell’ISIS

 

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