Un governo federale in Belgio? Il paese ha votato per le elezioni federali a maggio, insieme alle europee, ma era senza un esecutivo già dal 21 dicembre 2018, quando il premier Charles Michel aveva rassegnato le dimissioni e ha poi svolto le funzioni di ministro presidente “reggente” fino all’incarico come Presidente del Consiglio Europeo, quando ha lasciato l’esecutivo ad interim alla attuale premier (ad interim) Sophie Wilmès che lo ha sostituito.

Da quasi un anno, insomma, proseguono le trattative per cercare –come sempre accade in Belgio- di risolvere il rebus del governo federale. La polarizzazione regionale, Fiandre alla destra e agli indipendentisti fiamminghi, Vallonia e Regione di Bruxelles ai socialisti e alle forze ecologiste, non solo rende un rompicapo qualunque tipo di combinazione su base politica, a causa di diversi veti incrociati, ma pone anche la questione del rispetto dell’equilibrio linguistico nell’esecutivo che dovrebbe rappresentare il paese per intero.

I due informatori nominati dal re, e che hanno riferito ieri pomeriggio sull’ennesimo giro di consultazioni, sono -probabilmente- impegnati con l’ultimo tentativo prima delle elezioni anticipate: Patrick Dewaele (Open VLD) e Sabine Laruelle (MR) sono l’ultima spiaggia. Il problema è che i Socialisti PS francofoni non vogliono sedere nello stesso governo con i nazionalisti fiamminghi di (N-VA) mentre i fiamminghi non pongono veti preventivi.

Una soluzione sarebbe la coalizione Vivaldi, così chiamata perché le sue quattro componenti rappresenterebbero le Quattro Stagioni: rosso per i socialisti PS e sp.a; blu per conservatori MR e Open VLD; verde per gli ecologisti di Groen ed Ecolo; e arancione per i cristiano-democratici di CD&V.

I numeri ci sarebbero ma i cristiano democratici fiamminghi di CD&V non vogliono una maggioranza che non sia fiamminga; in Belgio, i fiamminghi rappresentano, all’incirca, il 60% della popolazione.

Joachim Coens, sindaco di Damme e presidente di CD&V ha tentato di rompere lo stallo, proponendo un referendum tra i membri del partito: se dovesse arrivare la luce verde, allora, l’ultima chance sarebbe quella buona per un esecutivo. Altrimenti, hanno fatto sapere gli informatori, rimetteranno il mandato e il Belgio tornerà al voto. Con il rischio di un altro stallo