BELGIO
Tragedia di Marcinelle, quando gli ultimi erano gli italiani

61 anni fa, l'8 agosto 1956, 262 minatori di 12 nazionalità morirono in uno degli eventi più drammatici nella storia dell'immigrazione italiana

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Tragedia di Marcinelle, quando gli ultimi erano gli italiani

Per trovare il quartiere di Marcinelle è necessario lasciarsi alle spalle il fascino decadente del centro di Charleroi e avventurarsi tra le colline della città “più triste d’Europa”, come qualcuno ha ribattezzato il terzo agglomerato urbano belga. Se non fosse per i viaggiatori diretti all’aeroporto low cost e qualche turista appassionato di archeologia urbana non sarebbero molte le ragioni per trascorrere del tempo in questo ex centro industriale che ha legato la sua storia ai tempi delle miniere.

Per gli italiani, però, la faccenda è diversa: Bois du Cazier a Marcinelle non è un  posto come gli altri ma una  straordinaria e drammatica testimonianza di un pezzo della nostra storia. Tra i cunicoli della miniera voluta da Guglielmo I nel 1822 si è consumata, 61 anni fa oggi, l’8 agosto del 1956, una delle più grande tragedie sul lavoro che abbia mai colpito la comunità di emigranti italiani: un rogo scoppiato nel labirinto sotterraneo della cava, divenne -infatti- una trappola letale per 262 minatori di 12 nazionalità diverse. Tra questi oltre la metà, 136, erano migranti italiani. Da quell’inferno si salvarono appena in 13.

“Tutti cadaveri”

Furono queste agghiaccianti parole, pronunciate in italiano, a spegnere anche le ultime speranze delle famiglie nelle due settimane di lotta contro il tempo dei soccorsi che avevano cercato di salvare quei minatori.

L’incendio scaturi probabilmente a causa di un’incomprensione tra due lavoratori, uno di superficie e l’altro di profondità, ma una parola definitiva sulle ragioni che hanno portato uno dei carrelli contenenti carbone a tranciare un cavo dell’elettricità che avrebbe poi provocato il rogo fatale, probabilmente non l’avremo mai.

Rimane il fatto che sfortuna nella sfortuna, l’incendio sia scoppiato proprio a ridosso di uno dei più grandi condotti di aerazione della miniera: in pochi minuti, ricostruiscono le cronache, i lavoratori di profondità morirono per il propagarsi del fumo. Il fuoco, infatti, fu domato in superficie ma ostrui i condotti impedendo ai minatori di uscire dall’inferno. Gli ultimi superstiti sarebbero stati salvati nella serata dell’8 agosto, i soccoritori avrebbero abbandonato ogni speranza solo il 22 agosto.

La commissione d’inchiesta e le pressioni politiche

Mentre Belgio e Italia erano ancora sotto choc per la tragedia, vennero istituiti tre organismi allo scopo di fare luce sui drammatici fatti dell’8 agosto. A differenza dei momenti di solidarietà collettiva delle prime ore, l’inchiesta succesiva subi enormi pressioni affinchè venissero ridimensionate le responsabilità: il documento finale il c.d. Rapport d’Enquête fu sostanzialmente una ricostruzione “in equilibrio” che ha cercato di ripartire le colpe tra errore umano, negligenza della società e fatalità. La vicenda giudiziaria si concluse con una sola condanna e 3milioni di franchi di risarcimento danni per i familiari delle vittime

Perchè gli italiani in Belgio?

I lavoratori “in affitto” erano parte di un accordo sottoscritto tra Italia e Belgio nel 1946 dove la prima offriva “manodopera” in cambio di carbone. Quell’accordo, e gli altri sottoscritti dai paesi del sud Europa, con Germania e paesi del Benelux sono stati sempre oggetto di controverse interpretazioni: hanno dato una speranza a famiglie senza opportunità, secondo alcuni, mentre sono stati un modo per sfruttare manodopera a poco in mansioni rischiose che i locali non volevano svolgere, per altri. Tra il 1946 e il 1956 -anno in cui il programma fu abbandonato dall’Italia- si trasferirono in Belgio quasi 100mila gli italiani.

Il sito di Bois du Cazier patrimonio UNESCO

Dove sorgevano le miniere c’è oggi un museo di proprietà della regione vallona e uno dei tre siti in Belgio dichiarati patrimonio UNESCO. La chiusura ufficiale del sito è del 1967 mentre l’apertura del museo, che consente di visitare alcune aree della ex miniera, è avvenuta nel 2002.

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