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Spinhuis, l’Amsterdam rebelde si muove underground

I ragazzi del collettivo hanno allestito uno spazio molto confortevole, per organizzare cene, cineforum, dibattiti e free party

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Spinhuis, l’Amsterdam rebelde si muove underground

di Cecilia Terenzoni

 

Amsterdam ha una lunga tradizione nello squatting, quella pratica politica di riappropriazione degli spazi, un tempo molto popolare a queste latitudini. Oggi, non è più così: molta gente pensa che gli squatter siano semplicemente persone senza lavoro e con una scarsa cura per la propria igiene personale. Sono stereotipi, semplificazioni ma proprio per questo, di più facile diffusione.

Oggi ad Amsterdam, gli squat si contano davvero sulle dita di una mano (ok, al massimo di due). Uno tra questi è lo “Spinhuis” uno spazio autogestito situato sotto un ponte, anzi esattamente dentro, presso il Torensluis di Singel, nel centro nevralgico della città.  Per entrarci è necessario scendere su un molo e da li si raggiunge la “sala” cinematografica, un tempo una grotta umidiccia, grigia e fredda, oggi tramutata in una vera perla: i ragazzi del collettivo hanno allestito uno spazio molto confortevole, per organizzare cene, cineforum, dibattiti e free party.

Ne avevo sentito parlare da studenti e attivisti: “vai, non te ne pentirai”. E in effetti, sono capitata in occasione di una serata di culto: lo “Spinema”, appuntamento fisso del Giovedì sera con Jeff, un vero guru in città per gli appassionati di cinema indipendente.

Sarà la scarsa offerta di soluzioni “free”, sarà il luogo suggestivo ma la proiezione ha attratto una folla di gente e lo spazio, già ridotto, è diventato quasi claustrofobico: mancavano solo persone accomodate sul soffitto.

I volontari dello Spinhuis Collective sono quasi tutti studenti dell’Università di Amsterdam. Il rifugio sotto al ponte è stato occupato a Settembre 2015, con l’idea alla base di fare qualcosa contro le forze invadenti del capitale finanziario e la crescente gentrificazione. Nonostante la criminalizzazione dei movimenti antagonisti, gli attivisti parlano molto volentieri:  “Dopo l’esperienza dell’occupazione al Maagdenhuis, abbiamo visto l’intrecciarsi di violenza, denaro, supremazia bianca e immobili”, racconta Coos, un volontario. “Lo Spinhuis è un luogo dove c’è spazio per tutti, indipendentemente dall’estrazione sociale. Vogliamo contribuire alla resistenza contro la distruzione dell’edilizia sociale, l’industria del turismo di massa e la scomparsa di rifugi alternativi”.

Il governo olandese ha deciso, da qualche anno, di mettere fine all’occupazione legale di edifici. Fino al 2010, prima che entrasse in vigore la legge anti-squat, occupare un edificio non era reato, a patto fosse vuoto da più di un anno.

Adesso, il comune vuole sgomberare lo Spinhuis, che si trova evidentemente troppo vicino ai residenti delle costose case sui canali. Anche la socialità sotto il ponte, è condannata dai forti interessi economici. Questa è la storia delle TAZ – zone temporaneamente autonome – che eludono le normali strutture di controllo sociale e che si impegnano a concentrare tutto nel presente, creando uno spazio d’incontro e condivisione d’opinione.

 

 

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