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L’INTERVISTA Cycling4Gaza: i ciclisti pro-Palestina verso la Corte Penale Internazionale

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L’INTERVISTA   Cycling4Gaza: i ciclisti pro-Palestina verso la Corte Penale Internazionale

di Paolo Rosi

Sono partiti ieri da Schipol i cinquanta ciclisti che hanno percorso quasi 240 chilometri lo scorso fine settimana, viaggiando da Alkmaar a Den Haag, nonostante la “zomerstorm” da codice rosso e i venti a 110 km/h.

Sono i volontari di Cycling4Gaza, iniziativa nata a Londra nel 2009 a seguito dell’operazione israeliana Piombo Fuso. “L’associazione è formata da palestinesi espatriati che hanno deciso di pedalare a supporto del proprio paese. A monte c’è una commissione che si occupa di scegliere un percorso differente ogni anno.” racconta Natascia, una delle organizzatrici, a 31mag “E allo stesso tempo raccogliamo fondi per progetti sempre diversi. Questa volta abbiamo scelto un centro di salute mentale per bambini a Gaza, avviato dal Palestine Children’s Relief Fund.”

Ma perché un gruppo di persone, tra cui 14enni e ultrasessantenni, ha deciso di pedalare proprio verso l’Aja? “Intanto perché la Palestina è membro della Corte Penale Internazionale dallo scorso aprile, ma soprattutto per supportare la richiesta palestinese di aprire un’indagine sull’operazione Margine Protettivo del 2014.”

A Den Haag, poi, un gruppo di simpatizzanti vi aspettava sotto una pioggia battente. “Vero. In generale siamo stati accolti molto calorosamente in Olanda. La polizia, però, domenica ci ha come ammonito. Hanno voluto che abbassassimo le bandiere e nascondessimo lo striscione dell’evento perché, hanno detto, non volevano problemi.”

Vi era mai capitato nelle corse a Roma, Londra, Parigi, Berlino, Washington? “No, mai.”

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