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CULTURE

LGBT, nera e lesbica in Sudafrica: gli scatti di Zanele Muholi, un manifesto politico

In risposta alla situazione attuale, Zanele Muholi fa della pratica artistica una forma di attivismo, come è visibile nel documentario We live in fear (2013)

di Paola Pirovano
Photocredit: Martina Bertola

“We exist, we resist, we persist”: nelle parole di Zanele Muholi, le cui opere sono esposte allo Stedelijk Museum fino al 15 ottobre, si trova tutto il senso della sua arte.

Nata in Sudafrica nel 1972, Zanele Muholi è una “visual activist” che fa della fotografia un manifesto politico e sociale: omosessuale, si dedica infatti a documentare la realtà della comunità nera LGBTQI. Si tratta prima di tutto di rendere visibile il mondo lesbo e transgender sudafricano, per tracciarne la storia e raccontarne tutte le sfaccettature.

Nonostante le pesanti discriminazioni di cui la comunità LGBTQI è vittima, Zanele Muholi preferisce rivolgere il suo sguardo alle singole storie senza indulgere nel pietismo o nella negatività, ma esaltandone piuttosto il carattere individuale e unico. Il risultato sono delle fotografie potenti da cui scaturisce l’orgoglio di essere se stessi e anche una certa aria di sfida.

Ne è un esempio la serie Faces and Phases su cui l’artista lavora dal 2006 per documentare l’esistenza di una comunità spesso invisibile, quella delle donne lesbiche nere. Sui volti ritratti in bianco e nero si legge allo stesso tempo coraggio e vulnerabilità, una condizione comune per queste donne spesso vittime di omofobia e della raccapricciante pratica dello stupro correttivo.

Il Sudafrica è regolarmente teatro di crimini d’odio di questo tipo, nonostante una legislazione particolarmente all’avanguardia che condanna ogni tipo di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Primo – e finora unico – Paese africano ad aver reso possibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2006, il Sudafrica sembra però essere ancora particolarmente ostile alla comunità LGBTQI.

In risposta alla situazione attuale, Zanele Muholi fa della pratica artistica una forma di attivismo, come è visibile nel documentario We live in fear (2013) e con la creazione della piattaforma digitale partecipativa Inkanyiso – “colui che porta la luce” in lingua zulu -.

 

Con la sua ultima serie Somnyama Ngonyama (Hail, the Dark Lioness!) , cominciata nel 2015, il lavoro della fotografa sembra prendere una nuova direzione in cui si mette personalmente in gioco. Il progetto è composto da autoritratti in cui Muholi si rappresenta come membro della comunità lesbica, ma soprattutto esalta il suo essere nera e l‘appartenenza alla storia e tradizione africana. Esagerando i contrasti tonali, crea delle fotografie potenti che esaltano il nero della sua pelle e i tratti somatici, in un gioco di riferimenti che intreccia i costumi tradizionali, ruolo e identità della comunità nera nella società sudafricana. Le complicate pettinature delle donne africane sono infatti riprodotte con spugne e mollette, in ricordo della madre che lavorò come domestica in una casa di bianchi per più di 40 anni.

Per la prima volta protagonista di una mostra personale nei Paesi Bassi, Zanele Muholi non è però alla sua prima esperienza olandese.