The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

CBK Zuidoost, a Bijlmer una casa culturale per la nazione mondo

Una linea curatoriale espressione del quartiere di Bijlmer, dove si incontrano più di 100 nazionalità diverse

di Paola Pirovano

Photocredit ©Martina Bertola

Le istituzioni culturali di Amsterdam cominciano a interessarsi ai temi del multiculturalismo e dell’inclusione sociale; questo è un trend costante e gli esempi virtuosi non mancano. Ma per il centro culturale CBK Zuidoost questo trend è ordinaria amministrazione da 30 anni nel quartiere di Bijlmer, certamente l’area a più alto tasso di diversità della capitale.

Questo piccolo centro culturale affronta quotidianamente il tema del crossed cultures attraverso un programma di mostre e laboratori educativi. Direttamente legato al comune di Amsterdam, CBK Zuidoost cambierà pelle nel 2018 e si trasformerà in un centro artistico indipendente.

Un cambiamento importante per questo spazio espositivo, geloso della sua peculiarità: l’interesse per i temi sociali, il forte legame con il quartiere più multiculturale di Amsterdam, l’apertura a artisti non occidentali ne fanno infatti una realtà artistica unica nella capitale.

Nato come libreria specializzata nell’arte, CBK ha espanso la sua attività negli anni e ospita oggi un programma di mostre collettive che si concentrano su temi sociali e politici d’attualità. La prima mostra del 2017 è stata una meditazione sulla guerra, e gli artisti chiamati a parteciparvi hanno presentato delle opere ispirate ai conflitti bellici in prospettiva globale; uno dei punti di forza di CBK è infatti quello di non fare differenze tra arte occidentale e arte non occidentale: gli artisti sono selezionati sulla base della qualità del loro lavoro, non sulla loro provenienza.

Una linea curatoriale espressione del quartiere di Bijlmer, dove si incontrano più di 100 nazionalità diverse. La popolazione locale influenza la visione di CBK, che investe molto sui progetti educativi e partecipativi, con lo scopo di far uscire l’arte dai confini elitari della galleria tradizionale e renderla accessibile a tutti.

Il primo passo consiste nell’abbattere le barriere tra le persone e lo spazio espositivo, spesso percepito come incomprensibile e riservato a pochi eletti. Per invogliare gli abitanti del quartiere a esplorare le opere d’arte, CBK propone dei progetti partecipativi, in cui le diverse culture e storie degli abitanti di Bijlmer nutrono i progetti e ne escono valorizzate. Lo scopo è rendere l’area il vero protagonista delle opere.

Anche gli artisti sono chiamati a mettersi in gioco tra gli alveari di appartamenti, costruiti tra gli anni ’60 e i ’70: con il progetto BijlmerAIR, CBK promuove delle residenze di 3 mesi in cui gli artisti lavorano a un’opera direttamente legata al quartiere. Da questa esperienza scaturiscono spesso progetti culturalmente variegati che hanno contribuito a ridisegnare la cattiva immagine di “ghetto” che Bijlmer ha portato a lungo con sè.

Ne sono un esempio le opere nello spazio pubblico, di cui il centro è promotore. Da un lato la statua di Anton de Kom, scrittore e attivista surinamese, personaggio politico e scomodo, dall’altro l’opera A paper monument for the paperless di Domenique Himmelsbach de Vries che narra le vicende dei rifugiati senza documenti.